Com’è verde il tuo lavoro

Com’è verde il tuo lavoro

Com’è verde il tuo lavoro 1920 1080 Vincenzo Maurizio Santangelo

🟢 Le professioni del futuro. Arrivano i soldi del Recovery Fund che apriranno prospettive nel green. Volano anche le occupazioni digitali e quelle legate a magazzini e riciclo.

Ecco l’articolo di “Oggi”. Qui il testo integrale

Sul tema lavoro abbiamo due notizie: una buona e una cattiva. Quella cattiva è (ovviamente) legata alla pandemia, che ha ridotto del 30% i contratti (-1,4 milioni, inclusi quelli stagionali e di collaborazione).

La buona notizia si chiama TRANSIZIONE ECOLOGICA o Recovery Fund, che tradotto significa: risorse in arrivo in diversi settori, destinate a offrire nuove opportunità d’impiego. Secondo l’ultimo bollettino del Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Anpal, in ambito professionale vinceranno dati e verde: l’82% delle domande per il 2020 riguardava le competenze green, mentre quelle digitali erano richieste nel 93% dei casi.

«Il tema sostenibilità coinvolgerà tutte le aziende, che dovranno rimodulare le proprie attività: se l’obiettivo è arrivare a una società carbon free entro il 2050, si deve andare in quella direzione», spiega Luciano Canova, docente di Economia comportamentale alla Scuola Enrico Mattei e coautore del libro Tutto ruota.

«I grandi settori in cui sarà più facile trovare impiego sono tre. Il primo è la gestione dei RIFIUTI: se prima erano visti come residuo, gradino finale di un processo produttivo, oggi ne sono parte integrante. Il secondo è la LOGISTICA: saremo costretti a gestire e ridurre al minimo lo spostamento delle merci e renderlo più efficiente e meno oneroso per l’ambiente. Il terzo è L’ELABORAZIONE DEI DATI: serviranno figure in grado di leggerli, interpretarli e usarli».

Per chi si avvia verso un percorso universitario, quindi, le lauree che aprono le porte ai nuovi lavori sono ingegneria, matematica, fisica, statistica nelle loro varie declinazioni, ma anche biologia, scienze della natura e dell’ambiente.

🟢 NON SOLO LAUREATILa green economy, di cui parla anche Ermete Realacci, presidente onorario di Legambiente riguarda pure occupazioni che non richiedono studi universitari: si è osservato un aumento nella richiesta di muratori, carpentieri ed elettricisti, tutte figure coinvolte nella trasformazione ecosostenibile del settore edilizio.«C’è uno spiraglio anche per gli studi umanistici», aggiunge Canova.

«In futuro, sarà importante educare le persone alla sostenibilità e ciò richiederà formatori e facilitatori, laureati in scienze sociali o pedagogia. Non solo. La crescita delle piattaforme digitali renderà preziose le competenze in “design comportamentale”: progettare i siti studiando come gli utenti si rapportano a essi in modo da influenzarne l’azione, incentivandoli con leve comportamentali. Molte piattaforme sono concepite per farci entrare e non farci più uscire, pensate a Netflix, non è un caso che nella Silicon Valley la seconda laurea, dopo quella in informatica, sia in filosofia».

«Anche le crescenti interazioni a distanza sono destinate a creare nuove professionalità: prendiamo le vendite dell’auto o delle case che avvengono anche on line. O i servizi di manutenzione o di assistenza ai clienti, che si svolgono sempre più da remoto. O ancora: il settore della telemedicina, che avrà bisogno di figure professionali addette al telemonitoraggio dei pazienti», sottolinea Pier Carlo Barberis, fondatore della piattaforma Stati generali del mondo del lavoro, che mette a confronto buone pratiche e idee.

🟢 A CACCIA DI INFORMAZIONI«Altri campi che esploderanno saranno quelli del cloud, cioè dell’organizzazione di dati e informazioni in magazzini e schedari virtuali, che richiedono figure professionali in grado di guidare le aziende nel processo di trasformazione digitale, e quello energetico», continua Barberis.

Ma che strade occorrerà percorrere per avere accesso a questi nuovi lavori? «La laurea in informatica e in ingegneria è un percorso, ma non è detto che sia l’unico. C’è l’istruzione tecnica superiore: corsi di formazione professionalizzanti, post diploma, ad alto contenuto tecnologico.

E per chi ha finito gli studi anni fa, il consiglio è aggiornarsi e riprogrammarsi. «Non ostinatevi a voler continuare a fare il lavoro per cui avete studiato, apritevi a nuove strade», conclude Barberis.

«Ciò non significa buttare via l’esperienza: se hai fatto il disegnatore tecnico, anche la tua competenza serve, seppur aggiornata. Infine, non sottovaluterei il riavvicinamento alla terra, non un salto indietro nel passato ma un ritorno al futuro. Dal turismo, all’agroalimentare, all’energia, in tutti questi ambiti la campagna offre l’opportunità di lavorare».

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