Taglio dei Parlamentari: gli argomenti del “NO” smontati punto per punto

Taglio dei Parlamentari: gli argomenti del “NO” smontati punto per punto

Taglio dei Parlamentari: gli argomenti del “NO” smontati punto per punto 1280 720 Vincenzo Maurizio Santangelo

Il 20 e 21 settembre voteremo per confermare la riforma sul taglio del numero dei parlamentari fortemente voluta dal MoVimento 5 Stelle. In vista di questo storico appuntamento, la casta e l’establishment si sono apertamente schierate contro la nostra riforma, avanzando argomentazioni infondate e ampiamente confutate.
Eccone alcune delle più frequenti (in corsivo) smontate punto per punto!

1. Oggi siamo 20 milioni in più rispetto al 1948 e con il taglio quasi dimezziamo il numero dei parlamentari stabiliti dai Padri Costituenti.
Risposta: È falso. L’originaria formulazione della nostra Costituzione non prevedeva, infatti, un numero fisso di deputati e senatori, ma un numero variabile basato sulla popolazione italiana.
In realtà il numero fisso non fu mai un’opzione presa in considerazione dall’Assemblea costituente, pertanto attorno a questo tema si accese un lungo dibattito. Presto, però, prevalse la preoccupazione che con l’aumento demografico il numero dei parlamentari potesse diventare eccessivo.
Pertanto, nel corso della III Legislatura, con Legge costituzionale del 9 febbraio 1963, n. 2, furono modificati gli articoli 56 e 57 prevedendo il numero fisso attuale di 630 deputati e 315 senatori. Senza questa modifica, oggi i deputati sarebbero addirittura 743.
La nostra riforma costituzionale prevede una riduzione del numero dei parlamentari a 400 deputati e 200 senatori e si avvicina, nei numeri, alla proposta di uno dei più grandi Padri della nostra Costituzione, Costantino Mortati, che in sede di Assemblea costituente propose un senatore ogni 250.000 abitanti.

2. La politica finirà per essere gestita da un’oligarchia. Le decisioni al Senato verranno adottate da “mini” commissioni di 10 senatori che potranno deliberare con una maggioranza di soli 4 senatori.
Risposta: Non è così. Attualmente l’Italia con 945 parlamentari è il Paese con il più alto numero di parlamentari direttamente eletti. La riduzione dei parlamentari consentirà un allineamento con i numeri previsti dalle altre democrazie occidentali, in particolare Regno Unito e Francia. Nessuna oligarchia, quindi.
Inoltre, la definitiva approvazione della riforma sarà accompagnata da ulteriori interventi normativi. Oltre alla legge elettorale, saranno riformati anche i regolamenti parlamentari, che terranno conto del minor numero di deputati e senatori. Si sta valutando, a titolo esemplificativo, un accorpamento delle commissioni, in modo da mantenere invariato il numero complessivo dei senatori che le compongono. Tuttavia, questa così come altre valutazioni seguiranno immediatamente l’approvazione della riforma e saranno fatte nelle sedi competenti, con la collaborazione di tutti i partiti.

3. Con un Senato ridotto a 200 componenti, le liste che vedranno attribuirsi i seggi saranno solo quelle più votate (sopra il 15% circa dei voti), lasciando parecchie liste fuori da Palazzo Madama.
Risposta: L’approvazione della riforma costituzionale richiederà degli ulteriori interventi normativi che saranno adottati con legge ordinaria. Tra questi anche la riforma della legge elettorale già all’esame della Commissione Affari costituzionali della Camera dei Deputati. È in quella sede che saranno adottate tutte le necessarie misure per garantire il diritto rappresentanza di tutti i territori e dei partiti minori, anche grazie al cosiddetto “diritto di tribuna”. Si tratta di un meccanismo che permette ai partiti più piccoli che raggiungono la soglia di sbarramento solo in alcune circoscrizioni o Regioni, ma non a livello nazionale, di ottenere comunque dei seggi in Parlamento.

4. Gli italiani eleggeranno sul territorio nazionale solo 392 deputati e 196 senatori.
Risposta: È stato ampiamente confermato che la riduzione dei parlamentari non influisce sulla rappresentanza. Con la riforma si passerebbe a un rapporto di un deputato per 150mila abitanti e di un senatore ogni 300mila. Numeri assolutamente in linea con i nostri principi costituzionali e con il resto delle costituzioni europee. Anche la riforma della legge elettorale, sulla quale è in fase avanzata il confronto con le altre forze di maggioranza, consentirà di mantenere inalterata la rappresentanza garantendo il diritto dei partiti più piccoli e di tutti i territori.
Siamo convinti che tra i numerosi vantaggi che comporterà la riduzione del numero dei parlamentari ci sarà quello di migliorare la competizione elettorale favorendo le candidature di persone incensurate, competenti e preparate.

5. I governi saranno sempre più spesso sostenuti grazie ai voti necessari dei senatori a vita.
Risposta: L’abolizione dei senatori a vita sarà oggetto di una riforma ad hoc. Abbiamo chiaro il percorso di riforma della nostra Costituzione. Tuttavia, sin dall’inizio di questa Legislatura, abbiamo ritenuto di procedere con disegni di legge costituzionali distinti e separati, in netta controtendenza con il tentativo fatto dalla riforma Renzi-Boschi. In questo modo sarà possibile per tutti i cittadini esprimersi su ciascuna proposta di modifica evitando le maxi riforme che tentavano di stravolgere l’intero assetto costituzionale.
La nostra riforma, in realtà, interviene in minima parte anche sull’articolo 59 della Costituzione, fissando a 5 il numero massimo di senatori a vita contemporaneamente in carica.
Il numero di senatori a vita è stato da sempre un tema molto dibattuto. Ci si chiedeva, in particolare, se il limite fissato dall’articolo 59 della Costituzione fosse il numero massimo di senatori a vita nominati in carica o il numero massimo nominabile da ciascun Presidente della Repubblica. Spesso quest’ultima è stata l’interpretazione seguita con la conseguenza che in passato, tra il 1982 e il 1992, sono stati contemporaneamente in carica addirittura 11 senatori a vita (9 di nomina presidenziale e 2 in carica di diritto in qualità di ex Presidenti della Repubblica)!
La nostra riforma costituzionale pone fine a questo dubbio e fissa a 5 il numero massimo di senatori a vita di nomina presidenziale che possono essere contemporaneamente in carica.

6. Il voto di fiducia è approvato a maggioranza relativa. La fiducia potrà essere votata da un numero talmente ridotto da essere assimilabile a quello di un condominio delle grandi città
Risposta: Non c’è alcun rischio che la fiducia possa passare con un numero ridotto di voti. La nostra riforma costituzionale riduce il numero dei parlamentari, ma non incide in alcun modo sul bicameralismo perfetto previsto dalla Costituzione, né su istituti come quello della fiducia o sui singoli casi di maggioranza qualificata che restano quelli da sempre previsti dalla Costituzione. Per il voto di fiducia non è mai stata necessaria una maggioranza qualificata. Proprio la cattiva prassi delle assenze in Parlamento è indice del fatto che l’attuale elevato numero di rappresentanti non sempre è stato garanzia di rappresentatività all’interno delle Aule parlamentari. Sono tanti i parlamentari costantemente assenti e con bassissimo indice di produttività.
Un numero ridotto di parlamentari, a nostro avviso, permetterà anche di invertire questa tendenza sensibilizzando tutti gli eletti e imponendo una selezione ancora più accurata dei nostri rappresentanti.

7. Con la riduzione dei parlamentari basterà in prima lettura il voto di pochi deputati e senatori per cambiare la Costituzione. La nostra Costituzione sarà alla mercé di un gruppo oligarchico gestito dalle segreterie di partito.
Risposta: Assolutamente falso! La riforma interviene esclusivamente sul taglio del numero dei parlamentari. La riduzione del numero dei parlamentari non incide in alcun modo su altri istituti e procedure previste e garantite dalla nostra Costituzione. Le proporzioni tra i gruppi parlamentari rappresentati resteranno costanti e pertanto sarà impossibile approvare una legge di riforma della Costituzione senza un’ampia condivisione tra tutti i gruppi politici, esattamente com’è avvenuto fino ad oggi.

8. L’Italia sarà il Paese europeo col minor numero di rappresentanti. Il popolo italiano sarà seriamente sottorappresentato all’interno delle istituzioni parlamentari.
Risposta: Attualmente l’Italia con 945 parlamentari è il Paese con il più alto numero di parlamentari direttamente eletti. Con il taglio di 345 poltrone, previsto dalla riforma costituzionale ci allineiamo alle altre democrazie occidentali, in particolare Regno Unito e Francia.
È bene precisare anche che il nostro sistema costituzionale garantisce una rappresentanza politica a vari livelli. In più disposizioni la nostra Costituzione affianca allo Stato, Regioni ed Enti locali entrambi dotati di autonomia politica. Un sistema che è stato ulteriormente potenziato dalla riforma del Titolo V della Costituzione del 2001 che ha sottratto competenze allo Stato per assegnarle alle Regioni, avviando un processo, quello delle Autonomie, che è tuttora in corso.

9. La riduzione dei collegi compromette l’omogeneità della popolazione elettorale e riduce la rappresentatività delle minoranze linguistiche. Inoltre, aumenta la discrezionalità nel disegno dei nuovi perimetri dei collegi, che potrebbe sfavorire il diritto di rappresentanza delle coalizioni minori.
Risposta: Come anticipato, il taglio del numero dei parlamentari è solo un primo, importante passo. Ad essa faranno immediatamente seguito la riforma dei regolamenti parlamentari e la riforma elettorale. Quest’ultima in particolare prevede la soppressione dei collegi uninominali del Rosatellum e la creazione di 63 collegi uninominali e 28 circoscrizioni.
Ferma restando la soglia di sbarramento a livello nazionale, nella nostra proposta di riforma elettorale è previsto il cosiddetto “diritto di tribuna” ispirato al modello tedesco. Grazie a questo meccanismo i partiti più piccoli che non raggiungeranno la soglia di sbarramento a livello nazionale, raggiungendola solo in alcune circoscrizioni, potranno ottenere comunque dei seggi in Parlamento.

10. L’elevata spesa parlamentare italiana non dipende dal numero dei Parlamentari, ma dal costo dei dipendenti che lavorano in Parlamento, molto più alto di quello degli altri Paesi.
Risposta: Il taglio degli sprechi e dei privilegi della politica è stata da sempre una delle nostre battaglie più importanti, tanto da metterla al centro della nostra azione politica. Abbiamo lottato per ottenere il taglio dei vitalizi degli ex parlamentari e da anni invitiamo i parlamentari degli altri gruppi politici a seguire il nostro esempio e tagliarsi lo stipendio. Come MoVimento 5 Stelle abbiamo dimostrato che non serve una legge, ma basta la volontà e in una legislatura e mezzo abbiamo restituito 113 milioni di euro. Pensate se tutti avessero fatto altrettanto!
Quindi, il taglio dei parlamentari è solo il primo passo. Tuttavia è importante sottolineare che oltre ai numerosi vantaggi sul funzionamento delle Camere in termini di efficienza e di maggiore velocità nelle deliberazioni, da non sottovalutare sono anche i risparmi conseguiti: circa 300.000 euro al giorno, 100 milioni di euro l’anno, mezzo miliardo a legislatura!

11. Il taglia-poltrone anziché allineare il numero dei parlamentari italiani a quello del resto d’Europa ne aggrava lo squilibrio. Con la riforma l’Italia precipita al 27° posto nella classifica relativa al numero di parlamentari eletti ogni 100.000 abitanti, in penultima posizione prima della Germania.
Risposta: È falso. La nostra riforma è volta a livellare il numero dei nostri parlamentari direttamente eletti a quello delle altre democrazie occidentali, come Francia, Regno Unito e Germania. Non deve confondersi, infatti, il numero totale di parlamentari e il numero di parlamentari direttamente eletti dal popolo.
La Francia, ad esempio, ha solo 577 parlamentari direttamente eletti, mentre gli altri sono nominati da sindaci, consiglieri comunali, delegati dei consigli comunali, consiglieri regionali e deputati stessi. La Germania ha 709 parlamentari direttamente eletti (quindi ben al di sotto dei 945 fino ad oggi presenti in Italia), ma a fronte di una popolazione di 82 milioni di abitanti. Il Regno Unito ha 650 parlamentari direttamente eletti, ma 6 milioni di abitanti in più dell’Italia.
Da questi dati emerge che in modo chiaro ed evidente che l’Italia fino ad oggi è stato il Paese con il più alto numero di parlamentari. Con la nostra riforma che prevede un numero totale di 600 parlamentari (400 deputati e 200 senatori) non solo otterremo un risparmio di 100 milioni di euro l’anno e maggiore efficienza del processo legislativo, ma ci uniformiamo agli altri Paesi europei, mantenendo uno dei più alti rapporti tra rappresentanti direttamente eletti e rappresentati.
Inoltre la tendenza di ridurre il numero dei parlamentari è da tempo diffusa in Europa. In Italia se ne discute da decenni e anche in Francia dal 2018 è stato avviato il dibattito di ridurre il numero dei parlamentari del 30%: un progetto di riforma molto simile al nostro.

12. La riforma vanifica lo scopo del quoziente nazionale (rapporto tra la popolazione totale e il numero di seggi totali) pregiudicando il principio di equità e acuendo le discriminazioni.
Risposta: La riduzione dei parlamentari non influisce in alcun modo sulla rappresentanza. Con la riforma si passerebbe a un rapporto di un deputato per 150mila abitanti e di un senatore ogni 300mila, numeri assolutamente in linea con i nostri principi costituzionali e con il resto delle costituzioni europee.
Con l’approvazione della nuova riforma elettorale garantiremo il diritto di rappresentanza anche delle comunità più piccole, dei partiti minori e delle minoranze.
Deve però essere precisato anche che il nostro sistema costituzionale decentrato garantisce una rappresentanza politica a diversi livelli: locale, regionale, statale e comunitario. La nostra Costituzione attribuisce allo Stato, alle Regioni e agli Enti locali piena autonomia politica in grado di rappresentare al meglio le istanze di tutti i cittadini.

13. Con la riforma Fraccaro il numero di collegi uninominali per circoscrizioni si riduce, aumentandone così la popolazione media e producendo un divario superiore al 50% riguardo il numero di elettori nei collegi uninominali appartenenti ad una medesima circoscrizione.
Risposta: Si tratta di un discorso che attualmente è privo di fondamento e che dipenderà interamente dalla futura legge elettorale. È stato sostenuto anche da illustri costituzionalisti come il prof. Roberto Zaccaria l’importanza di procedere prima con le riforme costituzionali che richiedono il procedimento aggravato previsto dall’articolo 138 della Costituzione e poi alle restanti modifiche da adottare con legge ordinaria, tra cui la riforma elettorale, ma anche la modifica dei regolamenti parlamentari.
Proprio in vista della riduzione del numero dei parlamentari, come anticipato, è stato presentato alla Camera dei Deputati il disegno di legge di riforma della legge elettorale (A.C. 2329), il cui iter prosegue spedito in Commissione Affari costituzionali. Il sistema che abbiamo pensato prevede la soppressione dei collegi uninominali del Rosatellum e la creazione di 63 collegi uninominali e 28 circoscrizioni.
Pur essendo prevista una soglia minima a livello nazionale, nella nostra proposta di riforma elettorale è previsto il cosiddetto “diritto di tribuna” ispirato al modello tedesco. Si tratta di un meccanismo che permetterà ai partiti più piccoli che raggiungono la soglia di sbarramento solo in alcune circoscrizioni o Regioni, ma non a livello nazionale, di ottenere comunque dei seggi in Parlamento. Anche grazie a questi “correttivi”, votando Sì al taglio del numero dei parlamentari avremo delle Camere più veloci ed efficienti senza sacrificare in alcun modo la rappresentanza di tutte di tutte le minoranze!

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