Voto di fiducia in Senato: basta la maggioranza semplice

Voto di fiducia in Senato: basta la maggioranza semplice

Voto di fiducia in Senato: basta la maggioranza semplice 1920 1080 Vincenzo Maurizio Santangelo

Martedì, il Presidente Conte verrà in senato per riferire sulla crisi politica aperta da Matteo Renzi questa settimana.

Al termine delle Comunicazioni del Presidente del Consiglio e della successiva discussione generale, saranno poste in votazioni delle risoluzioni. Sull’approvazione della risoluzione di maggioranza il Governo porrà la questione di fiducia.

Il “senatore semplice” Matteo Renzi nella sua intervista alla Stampa ha affermato: “Il governo? Non mi pare che abbia i numeri. Se non prende 161 voti, tocca un governo senza Conte”.

Peccato però che le cose non stiano proprio così.

Di regola, le Camere adottano le proprie decisioni a maggioranza semplice, ossia la metà più uno dei presenti.

Solo nei casi espressamente previsti dalla Costituzione sono richieste maggioranze speciali o qualificate, superiori alla maggioranza semplice. Tra le maggioranze speciali rientra la maggioranza assoluta, che consiste nella metà più uno dei componenti del Senato (161 voti) ed è richiesta, ad esempio, per l’approvazione o per la modifica dei Regolamenti parlamentari (art. 64 della Costituzione) o per la seconda deliberazione dei disegni di legge costituzionali (art. 138 della Costituzione).

Renzi quindi fa finta di non sapere che in ciascuna camera per ottenere la fiducia basta la maggioranza semplice. I 161 voti citati, infatti, rappresenterebbero un quorum solo se tutti i 321 senatori (315 eletti e 6 a vita) fossero in Aula a votare.

Dopo avere alzato la posta in gioco, Renzi ha anche affermato che martedì il suo Gruppo non voterà contro, ma si asterrà.

È bene precisare che in passato il voto di astensione in Senato veniva sommato ai contrari, aumentando quindi il numero di voti necessario per ottenere la maggioranza semplice. Si trattava di una differenza molto importante rispetto a quanto previsto all’altro ramo del Parlamento che però abbiamo eliminato con la modifica al regolamento del Senato apportata nella scorsa legislatura: adesso contano solo i “SI” e i “NO”.

Martedì quindi basterà ottenere un voto a favore in più rispetto ai voti contrari. Così decisero i nostri Padri costituenti, senza prevedere nessuna maggioranza qualificata nel testo finale dell’articolo 94 della Costituzione. Con buona pace di Matteo Renzi!

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